Il licenziamento è l’atto con cui un datore di lavoro interrompe unilateralmente il rapporto di lavoro con un dipendente. In Italia, il licenziamento è regolato da una normativa specifica che tutela i lavoratori e stabilisce condizioni e limiti precisi per la sua legittimità. Nel caso in cui il lavoratore ritenga che il licenziamento sia illegittimo o ingiusto, può ricorrere all’impugnazione licenziamento.

TIPOLOGIE DI LICENZIAMENTO

Il licenziamento può essere di due principali tipologie: licenziamento per giusta causa e licenziamento per giustificato motivo, che a sua volta può essere soggettivo o oggettivo.

LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA

Il licenziamento per giusta causa è il più grave ed è previsto nei casi in cui si verifichi un comportamento talmente grave da parte del lavoratore da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro. In questi casi, il datore di lavoro può licenziare il dipendente senza preavviso. Esempi di giusta causa includono:

  • Gravi violazioni disciplinari (ad es., furto in azienda, insubordinazione grave).
  • Comportamenti che ledono la fiducia del datore di lavoro (ad es., abuso di fiducia, condotte fraudolente).

LICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MOTIVO

Il licenziamento per giustificato motivo può essere di due tipi:

  • Giustificato motivo soggettivo: è una causa legata al comportamento del lavoratore, ma meno grave rispetto alla giusta causa. Si tratta di mancanze che compromettono il rapporto di fiducia, come ripetuti ritardi o assenze ingiustificate, negligenza nello svolgimento dei propri compiti o inosservanza delle direttive aziendali.
  • Giustificato motivo oggettivo: si basa su ragioni economiche o organizzative legate all’azienda. Un esempio è la soppressione della posizione lavorativa a causa di una crisi aziendale, una ristrutturazione o una riduzione del personale. In questi casi, il licenziamento avviene non per una colpa del lavoratore, ma per necessità organizzative.

CONDIZIONI PER UN LICENZIAMENTO LEGITTIMO

Affinché un licenziamento sia considerato legittimo, devono essere rispettate alcune condizioni fondamentali:

  1. Comunicazione scritta: il licenziamento deve essere comunicato al lavoratore per iscritto. La mancanza di una comunicazione scritta rende il licenziamento nullo.
  2. Motivazione del licenziamento: il datore di lavoro deve indicare chiaramente le motivazioni del licenziamento. Se il lavoratore lo richiede, il datore è obbligato a fornire ulteriori dettagli.
  3. Preavviso: salvo il licenziamento per giusta causa, il datore di lavoro deve rispettare i termini di preavviso stabiliti dalla legge o dal contratto collettivo. In alternativa, può decidere di corrispondere al lavoratore un’indennità sostitutiva del preavviso.

PROCEDURA DI IMPUGNAZIONE LICENZIAMENTO

Se il lavoratore ritiene che il licenziamento sia ingiusto o illegittimo, può procedere con la impugnazione del licenziamento. L’impugnazione può avvenire per diverse ragioni, come ad esempio il mancato rispetto delle procedure, l’assenza di giusta causa o giustificato motivo, o per discriminazioni.

TEMPI PER IMPUGNAZIONE LICENZIAMENTO

Il lavoratore ha 60 giorni di tempo dalla data di ricezione della lettera di licenziamento per impugnare il provvedimento. L’impugnazione deve essere effettuata per iscritto, mediante una lettera o una comunicazione formale inviata al datore di lavoro. Questa prima fase di impugnazione non necessita di particolari formalità, ma deve essere chiara nell’intenzione di contestare il licenziamento.

RICORSO AL GIUDICE PER LICENZIAMENTO

Dopo aver impugnato il licenziamento, il lavoratore ha ulteriori 180 giorni per depositare un ricorso presso il tribunale del lavoro competente. Questa fase prevede l’avvio di una vera e propria causa legale, in cui il lavoratore può chiedere il riconoscimento della illegittimità del licenziamento e ottenere uno dei seguenti risultati:

  • Reintegro: in caso di licenziamento dichiarato nullo o illegittimo, il giudice può ordinare la reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro. Questo è il caso, ad esempio, di licenziamenti discriminatori o ritorsivi.
  • Indennizzo economico: in molti casi, soprattutto nelle aziende di piccole dimensioni, se il licenziamento viene dichiarato illegittimo, il giudice può disporre il pagamento di un’indennità al lavoratore invece della reintegrazione. L’indennità è calcolata in base all’anzianità di servizio e alla retribuzione del lavoratore.

CAUSE DI ILLEGITTIMITÀ DEL LICENZIAMENTO

Un licenziamento può essere dichiarato illegittimo per diversi motivi. Alcune delle cause più comuni includono:

  • Licenziamento discriminatorio: è nullo il licenziamento motivato da ragioni discriminatorie, come l’appartenenza a una razza, religione, orientamento sessuale, opinioni politiche o sindacali.
  • Licenziamento ritorsivo: si ha quando il licenziamento è una reazione del datore di lavoro a un comportamento legittimo del lavoratore, come la richiesta di maggiori tutele o la denuncia di irregolarità.
  • Mancato rispetto delle procedure: il licenziamento può essere considerato illegittimo se il datore di lavoro non ha rispettato le procedure previste dalla legge, come il diritto del lavoratore a essere ascoltato prima del provvedimento disciplinare (c.d. contestazione disciplinare).
  • Assenza di giusta causa o giustificato motivo: il licenziamento può essere annullato se il datore di lavoro non riesce a dimostrare l’esistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo per interrompere il rapporto.

TUTELE PER I LAVORATORI IN CASO DI LICENZIAMENTO: RIFORMA DEL JOBS ACT

Con il Jobs Act (Legge n. 183/2014), la disciplina del licenziamento ha subito importanti modifiche, soprattutto in termini di tutele per i lavoratori. La riforma ha introdotto il contratto a tutele crescenti, che ha cambiato le conseguenze in caso di licenziamento illegittimo per i lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015. In particolare, la normativa ha:

  • Ridotto i casi di reintegrazione: oggi, la reintegrazione nel posto di lavoro è limitata a casi di licenziamento discriminatorio o ritorsivo e a specifici licenziamenti disciplinari.
  • Previsto indennizzi economici predefiniti: in caso di licenziamento illegittimo, l’indennizzo economico è calcolato in base all’anzianità di servizio del lavoratore, con un minimo e un massimo stabiliti dalla legge. Questo ha reso il sistema più prevedibile ma anche meno favorevole per i lavoratori rispetto al passato.

IMPUGNAZIONE LICENZIAMENTO

L’impugnazione del licenziamento è un diritto fondamentale del lavoratore che ritiene di essere stato licenziato ingiustamente. La legge italiana offre numerose tutele, ma la procedura è rigorosa e deve essere seguita entro termini specifici. Per questo motivo, è importante che il lavoratore agisca tempestivamente e si avvalga del supporto di un esperto in diritto del lavoro per valutare le circostanze e avviare le corrette azioni legali. Essere informati sui propri diritti e conoscere le procedure è essenziale per affrontare nel modo migliore una situazione di licenziamento.

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Foto Agenzia Liverani